Associazione Italiana Sommelier

 

Un Vorberg regale

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lunedì 17 giugno 2013 17:15:00

L’Italia del vino è conosciuta nel mondo per il vino rosso, questo è ormai appurato, e le nostre uve bianche non riescono a uscire dal loro cerchio di sofferenza enologica. I dati parlano crudelmente chiaro, e la mancata territorializzazione delle nostre autoctonie a favore di quel mangia frutto dello Chardonnay, tanto che non c’è regione del vino che non si sia cimentata con la sua interpretazione. Poi c’è ancora un po’ di esplosione dei Pinot grigio e di Vermentino, ma gli standard qualitativi spesso lasciano a desiderare, tanta è la diluizione della loro essenza.

Il Pinot Bianco ha vissuto varie traversie in Italia, tanto da essere scambiato per Chardonnay e viceversa, ma nel cambio di immagine che ne uscito non vincente è stato lui.

Il grande paradosso dell’enologia italiana lo si attuò a metà degli anni 80 quando alcune aziende si posizionarono sul mercato con il Pinot-Chardonnay.

Eppure il suo essere qualitativo in Italia sarebbe fuori di discussione e il Friuli fu per anni una specie di portabandiera di quest’uva, a mente citiamo Vescovo, Venica, Schiopetto, Jermann, Princic, Kante, Le Vigne di Zamò e altri meritevoli di super citazione.

In Alto Adige la cultura di coltivare Pinot Bianco supera i 150 anni, ma non è che sia riuscito ad ammaliare i produttori, visto che non va oltre il 9% della coltivazione.

Eppure qui il Pinot Bianco si fa stellare.

Parliamo di Vorberg Pinot Bianco della Cantina di Terlano, la denominazione esatta è Alto Adige Terlano Doc, la vendemmia che abbiamo incontrato è il 2010.

I vigneti si trovano a 700-900 metri slm, sono molto ripidi per cui ottimali a questa latitudine, poi l’escursione termica fa il resto.

Vorberg è un lieu-dit, direbbero in Francia; infatti è una striscia di terra che si incunea maldestramente tra un torrente e un rio, sembra quasi una forzatura, anzi un tassello inserito per sbaglio.

La raccolta è manuale, e come non potrebbe vista la pendenza tra il 30 e il 70%. La fermentazione è attuata in botti di legno di rovere da 30hl, viene favorita la malolattica e resta per quasi 12 mesi sui propri lieviti.

Ha colore solare, un oro folgorante, una consistenza semi oleosa (intendendo con ciò un pregio). Grandissima è la sua espressione olfattiva fruttata e floreale: tanti rimandi alla frutta esotica, ai fiori gialli (di tiglio e ginestra). Ha una mineralità eccentrica, lontana dalla pietra focaia fumé, è invece gessoso, con tono di pietra bianca. Infine è tra i pochi che fa uscire il suo animo odoroso, quello che Pierre Casamayor dice essere odore di borotalco, e così lo è questo Vorberg. Del Pinot Bianco dicono che la sua acidità sia ben esuberante, questo 2010 non lo è, ed è un bene. Tanta eleganza riesce a formarsi grazie a una sapidità “esotica” e a un alcool in grande equilibrio, con residuale finale tostato e cremosità glicerica di preziosissima eleganza.

Ma il bello di questo vino non sta nel primo bicchiere degustato, sta nell’ultimo, perché le sue sensazioni saporifere e tattili non si stratificano, ma si spandono tra le papille gustative e i migliori dettagli del suo essere perfetto si colgono nel finale, quando il rimpianto per averlo finito sta già prendendo campo.

A detta di qualche appassionato di Pinot Bianco, il Vorberg non può considerarsi secondo a nessuno, a nostro modesto parere, in qualunque posizione lo si vuol sistemare non crediamo che ci sia qualcuno che lo sopravanzi.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)

https://www.aisitalia.it/un-vorberg-regale.aspx