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giovedì 13 settembre 2012 14:45:00

di Massimo Castellani

È sempre una grande emozione visitare Vosne-Romanée. I vini di questo villaggio simboleggiano l’eleganza dell’espressione del pinot noir. Hanno morbidezza e sono sostenuti da tannini abbastanza discreti e da un’acidità vivace per un vino rosso. Vini succosi, dotati di una lunga persistenza finale, che sviluppa note di ciliegia, fragola e sottobosco. Lasciandosi alle spalle la piccola piazzetta della chiesa di San Martino, e percorrendo rue du Temps Perdu, ci troviamo davanti alle vigne più prestigiose di Borgogna.  Appena la strada inizia a inclinarsi c’è Romanée-Saint Vivant  (9,43 ha): vigneto che un tempo era il clos dell’omonima abbazia. In fondo alla strada vediamo la croce di Richebourg, che segna il confine di Romanée-Conti. Romanée-Conti (1,8 ha), il più grande e prestigioso vino del mondo! Questo cru divenne famoso per la sua acquisizione nel 1760 da parte di Luigi Francesco Bourbon Principe di Conti in un’asta che lo vide concorrente a Madame de Pompadour, l’amante di Luigi XV. Il vino prodotto fu riservato solo per la sua cantina personale e mai venduto. Quest’alone di nobiltà ancora si respira degustandolo: il suo colore è rubino vivace, il suo bouquet ha profumi di ciliegia matura, di viole e rosa selvatica, che nell’invecchiamento diventano sentori di petali di rosa appassiti. La sua struttura è di un tessuto impareggiabilmente satinato. Armonia e setosità sono sempre presenti quando un Romanée Conti raggiunge la sua maturità ottimale anche nelle annate meno felici. Intorno a questa vigna è situtato, Richebourg (8,3 ha) e La Romanée (0,84 ha), più lontano a nord Échézeaux (37,69 ha). Dall’altro lato della strada, dirimpettaio a Romanée-Conti, ammiriamo La Grande Rue (1,65 ha) e poi La Tâche (6,6 ha). Courtépée al riguardo usò queste parole:«Non ci sono vini ordinari in Vosne»; quindi tutto il finage diviene affascinante, dalle vigne più alte di Au Reignots e Les  Beaux Monts, ai premier cru posti allo stesso livello del villaggio come Au Malconsorts e Les Chaumes.  Ma i grand cru hanno una particolare condizione: sono situati sulla parte centrale della pendenza, dove la roccia madre di calcare non è molto profonda. In questa posizione le miscele di calcare, argilla e ghiaia sono più bilanciate, oltre ad avere un’ottima esposizione solare. Qui le uve ottengono una maturità ottimale ogni anno. La delimitazione dei vigneti è molto precisa, fu creata dai monaci cistercensi e costituisce la prima delle colonne del terroir. L’unica cultivar impiantata, il pinot noir, è qui centinaia di anni, e ha raggiunto un’espressione eccezionale. Infine a impreziosire il territorio c’è la capacità dell’uomo che ha mantenuto l’ambiente originale. Nonostante ciò, Vosne-Romanée è la più piccola delle grandi appellation della Borgogna: 105 ettari a village, 60 ettari a premier cru e altrettanti a grand cru. Sono oltre 60 vignaioli: molti dei quali aziende familiari di lunga tradizione.
Di seguito riporto qualche suggestione scaturita dalla mia ultima visita a Vosne, dove ho visitato due aziende: una molto famosa, la Domaine Gros frère e soeur, e poi la più piccola, il Domaine Armelle e Bernard Rion. Proprio nel cuore del villaggio risiede la Domain Gros. I Gros possiedono 20  ha in otto denominazioni. La sede è in un bellissimo palazzo ottocentesco bianco, ma la sorpresa che mi ha riservato la signora Colette era la degustazione nella cantina scavata nel calcare di Vosne. Lì c’è un pianoforte e il pavimento è in vetro trasparente, e s’illumina con forti tinte viola o rosse, dando un effetto strabiliante sulla roccia affiorante delle pareti.
Il primo vino proposto è stato un Haute Côte de Nuits, rosso pallido, di piena fresca fruttuosità. Sottile in bocca, pienamente fresco e dinamico.
È seguito il Vosne-Romanée (village) 2009, ancora un rubino di media intensità, l’attacco olfattivo esprimeva ciliegia matura e delicate spezie orientali, per poi virare a tocchi di buccia d’arancia essiccata. Caratteriale e intenso, mi ha regalato una bocca fresca, potente e calda.  Ma la mia aspettativa era tutta rivolta ai grand cru.
Eccolo l’Échézeaux 2009, molto elegante, classico, con la potenza degna della sua notorietà. Complesso, con un buon estratto di ciliegia e sentori di terra e infine tocchi di jus de viande. Ottimo l’equilibrio. Chiudeva sapido, molto persistente, con tannini levigati.
Clos Vougeot–Musigni 2009, questo è un cru nel cru nel grande clos. Si  presentava vivace al colore con un ottimo approccio olfattivo di ribes nero e variegati sentori speziati; al gusto mostrava ancora un emergente tannino, non dominante, su un letto aromatico ancora di frutta dolce e polposa, denotando una necessaria evoluzione del vino. Chiudeva molto ricco di aromi.
L’ultimo regalo alla mia degustazione è stato un Richebourg 2009: ricco e aristocratico, più profondo nel colore, dotato di un supplemento d'anima e inconfondibile leggiadria. Suadenza e ricchezza erano presenti già dal primo approccio gustativo, con una bocca dinamica che si snodava da sentori di ribes concentrato a note di cacao. I tannini, seppur ancora in evidenza, erano veramente didascalici ed esemplari. Insomma un vino monumentale per la sua personalità.
Lo stile di tutti i vini della Domaine Gros è radicato nella tradizione. Molto fini, anzi raffinati, ci regalano in ogni sorso grinta e personalità. Sembrano facili all’approccio per la loro fruttuosità immediata, ma rivelano quell’anima profonda e tradizionale di Vosne, nonché la potenza e la persistenza di questo terroir.
Il secondo incontro è con un piccolo vigneron che risponde al nome di Rion. Ad aspettarmi era la figlia di Bernard: Alice. La cantina è situata lungo la route nationale, l’azienda ha solo otto ha distribuiti fra Vosne-Romanée, Nuits-Saint-Georges, Chambolle Musigny e Clos Vougeot. La cantina è molto semplice, come per tutti i piccoli récoltant.
I vini degustati di Vosne, sono stati un Vosne-Romanée 1er cru Les Chaumes 2009, proveniente da una parcella di 0,45 ha della vigna. Questo premier cru è confinante con parte più bassa di La Tâche e il vigneto ha cinquant’anni. Di grande stoffa ed eleganza, il vino si è presentato con buona espressione di frutti di bosco e note di terra, in bocca aveva una discreta pienezza aromatica e dei tannini leggermente predominanti. Ottima la persistenza aromatica intensa e la chiusura di bocca.
A questo è seguito Vosne-Romanée Cuvée Juliette, dedicato alla madre di Bernard. Questo vino è derivato dall’assemblaggio di uve provenienti da tre parcelle (totali 0,5 ha) di vigne poste nella direzione sud di Nuits Saint Georges. Il vino era raffinato e sottile, come usano dire i Borgognoni feminine (femminile), con buona espressione di amarena e spezie dolci. In bocca era fresco con ricordi balsamici. Un Vosne-Romanée molto tradizionale.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)