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lunedì 29 ottobre 2018 09:00:00

In Iowa la temperatura media ruota intorno ai 10 gradi, stretta tra i -28 invernali e i 32 estivi; gli sforamenti, in un senso o nell'altro, sono frequenti. I tornado, manco a dirlo, uno spettacolo comune. L'umidità, una compagna per la vita. A questo punto, sentire Brad Johnson parlare di cantine da queste parti dovrebbe far ridere. Lui, regista del documentario "Wine Diamonds, Uncorking America's Heartland" [guarda il trailer], invece, è dannatamente serio. Pur di raccontare le peripezie di cinque famiglie decise a produrre vino nell'alto Midwest, cioè tra Iowa, Illinois, Wisconsin e Minnesota, ha affrontato fatica e freddo, ha coinvolto personaggi noti e ha atteso pazientemente che il suo film di 65 minuti trovasse un paio di produttori. Perché questo interesse? 

Molte persone, esperti di vino compresi, ignorano che meno di un secolo fa l'Iowa era il sesto principale produttore di uve di tutti gli Stati Uniti - dice Brad - e il censimento agricolo del 1900 mostra come nello stato fossero stati prodotti oltre settemila tonnellate di grappoli, per quasi tremila ettolitri di vino. Sono stati tre importanti eventi storici a stravolgere il destino di uno stato da sempre vocato alla viticoltura: il Proibizionismo, l'arrivo di erbicidi altamente volatili e il perfezionamento delle più convenienti ed efficienti colture di mais e soia. 

Qualcuno, adesso, ha deciso di tornare a piantare viti. Non pinot nero, né chardonnay; vidal piuttosto, e brianna, adatti al clima della zona. Uno sforzo immane per cavarne buoni vini, magari destinati un giorno a brillare sul mercato. Una mano per la futura strategia di marketing potrebbe venire proprio dal freddo, ideale per la decantazione naturale; non a caso i diamanti a cui fa riferimento il titolo sono i tartrati che si depositano spontaneamente nelle vasche grazie al gelo. Già dal suo esordio, nel 2016, il film ha riscosso un discreto successo, tanto da essere adesso disponibile su Amazon Prime e Vimeo. Vale la pena darci un'occhiata.

Gherardo Fabretti

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)