Statistiche

  • Interventi (1587)
  • Commenti (0)

Archivi

venerdì 14 giugno 2013 10:00:00

Non è quella di San Gimignano, non è quella di Oristano, bensì quella di Serrapetrona.

Una Vernaccia piena di storia, non perché si presenta con la buccia scura, semplicemente perché ci riporta molto indietro nel tempo, alla strategica posizione del borgo nell’epoca medievale e alle lotte cruente tra Guelfi e Ghibellini.

L’uva Vernaccia di Serrapetrona è autoctona, un diamante enologico della viticoltura marchigiana, osannato come miglior vitigno a bacca rossa delle Marche nell’Annuario per la Viticoltura e l’Enologia del 1893, mentre fin dal 1872 (lo riporta il Bollettino Ampelografico), la Vernaccia di Serrapetrona è la prima delle uve colorate per creare eccellenti vini da pasto.

Che bella è la parola “vino da pasto”,  adesso si è perso questo modo di raccontare il vino, che è diventato da aperitivo, da briefing, da concorso, da degustazione tematica, oppure da meditazione: come se dovessimo raggiungere un nirvana enoico. Infatti, adesso si mangia uno snack o tuttalpiù due fili di spaghetti sconditi.

Dire vino da pasto è bello perché accompagna il pasto, tutto, e specialmente un pasto sostanzioso e calorico, come lo era a fine 800 per alimentare e corroborare le faticose e dispendiose giornate di lavoro: praticamente dava più energia il vino che il cibo.

Oggi la Vernaccia di cui parliamo non è quella classica, quella spumantizzata, che usa uve appassite e non, l’oggetto dell’odierna degustazione è il Serrapetrona Doc –100% Vernaccia di Serrapetrona – e il vino porta un nome curioso: Robbione!

L’azienda Colli di Serrapetrona lo produce da uve coltivate nei vigneti Vignaserra e Vigna Piccola situati a 500 metri slm, e prima di passare nel fermentatore di acciaio sono appassite per due mesi.

Dopo 15 giorni di fermentazione il vino passa in rovere (25 hl) per 24 mesi, poi si affina ulteriormente in bottiglia per 12 mesi.

Il vino che abbiamo degustato è della Vendemmia 2007 e ha una gradazione alcolica di 14,5°.

Ha limpidezza vivace, lucida nella sua tinta granata, la trama del colore è fitta, scura, però l’unghia è preziosamente dipinta di porpora, il movimento nel bevante è al limite del consistente: c’è tutto l’alcool negli archetti stretti e regolari che creano un arabesco trasparente.

L’alcool spinge un fruttato di irruente intensità: mora, ciliegia, prugna sciroppata, ribes nero.  Il segmento olfattivo speziato è intriso di chiodo di garofano, vaniglia e pepe nero. Il corredo olfattivo è rinfrescato da un tono balsamico, un po’ mentolato e resinoso; il finale è chiuso da uno spunto di cioccolato fondente.

Il gusto si riempie di avvolgente sensazione calorica, un alcool impetuoso ma non alcolico, contrastato da un tannino speziato, grasso, opulento, un bel cenno di acidità e una sapidità concretamente espressa da una mineralità ferruginosa. La persistenza gusto olfattiva è molto lunga, lascia una scia di frutta e di spezie molto elegante. Un gran bel vino!

Vino da arrosti di carne rossa, da selvaggina (tordi con olive), vino da bersi tra l’autunno e l’inverno, al chiarore del caminetto per confrontare l’odore del ceppo carbonizzato con il fumé che svapora quando il bevante s’è svuotato dal Robbione.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)