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mercoledì 7 aprile 2021 09:04:00

La vernaccia nera

Serrapetrona è nota soprattutto per la DOCG Vernaccia di Serrapetrona, un caso più unico che raro di vino italiano a tripla fermentazione (una parte delle uve fermenta subito, un’altra viene aggiunta verso l’inizio dell’anno in seguito all’appassimento degli acini, poi l’ultima, in autoclave) ma anche la cosiddetta ‘denominazione di ricaduta’, il Serrapetrona DOC, merita attenzioni.

In questo fazzoletto di terra in provincia di Macerata, distante una sessantina di chilometri dall’Adriatico, la vernaccia nera, vitigno a maturazione tardiva, dagli acini serrati e dalla pelle spessa, dà vita anche a rossi fermi di splendida stoffa. Se n’erano accorti già nel 1400, se è vero, come riferisce lo storico ottocentesco Aristide Conti nella sua storia di Camerino, che all’epoca un mercenario polacco, dopo averla assaggiata, avesse esclamato: "Domine, Domine quare non Borgianasti regiones nostras" (Signore, Signore, perché non hai fatto le nostre terre come Borgiano? - una frazione di Serrapetrona).

Il Pepato di Fontezoppa

Qualcosa nei secoli però deve essere andato storto, se un ingegnere di Ascoli, nel 1970, dice a Mario Soldati: “La Vernaccia? La Vernaccia di Serra Petrona non esiste più. Sono anni che sto cercandola. Non l’ho mai trovata”. La produzione, in effetti, già all’epoca era minima, e ancor più ridotta quella condotta secondo crismi di onestà. Oggi le cose sono cambiate, e produttori come Piero Luzi di Fontezoppa traducono con maestria le peculiarità del vitigno. Il Pepato dichiara già col suo nome una delle caratteristiche organolettiche più evidenti. Al naso, alla speziatura di pepe nero e bianco si uniscono gustosi riconoscimenti di ciliegie, prugne e menta. L’assaggio riunisce armoniosamente un tannino garbato e un’acidità equilibrata. Vinificato in acciaio, lasciato a riposare in botti grandi per un anno, è un punto di partenza ideale per scoprire le doti di questo vitigno marchigiano anche in versione ferma. A un prezzo davvero piccolo.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)