Statistiche

  • Interventi (1654)
  • Commenti (0)

Archivi

martedì 19 gennaio 2016 12:00:00

Le tendenze alimentari statunitensi non hanno quasi mai influenzato lo stile culinario dell’Italia e dell’Europa, e a niente vale portare il paragone di McDonald’s, è un discorso circoscritto a un asettico segmento di consumo temporale e spesso non alcolico.

Però qualcosa ogni tanto attraversa l’oceano e si affaccia in Europa, sebbene molto di più è la contaminazione che dall’esterno si diffonde in America.

Il 2015 è stato un anno culinario un po’ particolare negli States, c’è stata la moda dei casual comfort food (cioè cibi con indirizzo di gusto semplice, alleggerito e facile da comprendere mentre lo si mangia), s’è affacciato nei menu il brodo di osso e insieme a lui le zuppe. Chef famosi hanno aperto dei casual restaurant, tipo le versioni bistrot o tender degli stellati d’Europa; insomma c’è sempre un movimento di pensiero che sta dietro le quinte per individuare verso quali canali di consumo indirizzare il prossimo cliente, gli indecisi e gli indolenti del gusto, e intercettare quelli che si stanno staccando dal drive-in-food.

Il cibo del 2016, secondo i media, dopo un anno di gluten-free, di cibi in versione sterilizzata e di dieta Paleo, sembrano dare il benvenuto al cibo grasso, con sostanza saporita o godevole al palato. Certi paletti salutistici resteranno in piedi, specialmente dei toccasana come il kimchi (piatto coreano di verdure fermentate) e qualche tisana dagli effetti miracolosi sul gonfiore di pancia: tutte versioni edibili non da ristorazione. La linea di cucina 2016 includerà verdure dall’aspetto più sano e prodotti sempre meno precotti, infine è probabile in incremento di esoticità, in versione Hawaii e  Indocina. Non viene data in forte crescita la diminuzione della carne, semmai c’è attenzione sulla sostenibilità dell’allevamento e nel pesce un occhio di riguardo per quelli meno incensati dalla convenzionalità culinaria.

 E il vino? Dopo un 2015 di crescita del frizzante e un certo malumore sul contenuto di alcool, che qualcuno ha anche analizzato nel raffronto Europa-USA (nuovo mondo), evidenziando che mediamente il vecchio continente ha meno 0,7 gradi nel vino bianco e 0,9 nel rosso. La tendenza al gusto non completamente secco sembra destinata a resistere, anzi a progredire.

La versione comfort e smart del cibo si accompagnerà, secondo Whole Foods (catena di supermarket specializzata in merce doc e organic, naturale e biologica, anche con servizio take-away) vede in crescita il vino comfort-smart, cioè quello in lattina. La conoscono tutti l’affezione dell’americano medio per la lattina, innanzitutto perché è portatile, e facilissima e velocissima da ghiacciare, è mono uso e si adatta al meglio a uno stile di vita alimentare da viaggio o da esterno. Ormai la scelta del vino in lattina è completa, c’è lo spumante, e tutte le declinazioni dei colori. Nelle versioni enoiche meno smart ci sarà da stare attenti a controllare l’esplosività alcolica, i nuovi consumatori si sentono saturati velocemente con l’effetto pseudo-ebrezza che poco equilibrate strutture lasciano spiccare fin dal primo sorso. Qualcuno invita anche a incoraggiare al massimo il servizio del vino a bicchiere, soprattutto perché la non perfetta conservazione delle mezze bottiglie ha portato sul mercato dei vini in fase di incontrollata ossidazione o con gusto di luce. Che dire? C’è in giro della voglia di nuovo, che non significa rivoluzione o stupore, spesso passa per il recupero della naturalità del gusto e poco importa, alla fine, se c’è un carboidrato in più o una linea d’alcol in meno. L’essenziale è che sia, innanzitutto, buono.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)