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venerdì 3 gennaio 2014 14:30:00

Julie Arkell nella prima edizione del libro “New World Wine”, anno 1999, esordiva scrivendo di terroirist e antiterroirist.

Una concettualizzazione dello stampo enologico che non solo segnava la demarcazione enologica tra vecchio e nuovo mondo, ma implicava anche l’accettazione di una filosofia produttiva che sembrava non dovesse dare adito a ripensamenti o compromessi, per cui dopo il monovitigno c’era un’indistinta certificazione in fatto di qualità e l’attenzione verso interpretazioni produttive che non fossero una sola uva era vista come una situazione di ripiego.

Quando esplose la viticoltura Californiana, erano gli anni Settanta e lo sforzo maggiore fu indirizzato nella produzione di vino 100% varietale, con pignola attenzione verso Cabernet Sauvignon, Merlot e Chardonnay. La filosofia fu: spremere il meglio da una singola varietà di uva!

Ciò produsse un’emulazione planetaria, soprattutto quando nel 1976 i Cabernet californiani le suonarono di brutto a quelli del Bordeaux, segnando di fatto un punto di non ritorno per l’enologia di tutto il mondo e non solo del Bordeaux.

Da quel momento molti di quei vini ottenuti da assemblaggio di più vitigni furono visti come incapaci di eguagliare qualitativamente quelli da un solo varietal, per cui piano piano si ritagliarono un segmento di mercato proprio, però di carattere, in attesa che il vento cambiasse direzione.

Poiché oltre il 70% della produzione USA è fatta in California, quella linea enologica ha dettato legge per anni, però non tutto ha continuato a luccicare, in primis una strampalata ascesa dei prezzi, tanto che certi vini top da Cabernet Sauvignon hanno triplicato i loro prezzi in meno di quindici anni.

Poco sopra la California ci sono due stati con un’enologia interessante, l’Oregon e Washington.

Qui iniziarono a osservare e studiare le composizioni enologiche dei Super Tuscan, un’interpretazione questa che nasce in tempi non sospetti, addirittura prima del 1970. Oltre alla Toscana, l’interesse è caduto sul Rodano e infine al classico taglio bordolese della Gironda.

Adesso lo stile blending sta prendendo campo, non solo con Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot, ma anche con il GSM blend: Grenache, Syrah e Mourvèdre, in stile Rodano; infine il taglio bordolese si è fatto classicissimo, includendo anche il Malbec e il Petit Verdot.

I wine writer del nord ovest statunitense hanno già pensato a un’identificazione di mercato per questi vini e qualcuno sta azzardando un Washington-style o forse Northwest-style.

Dopo anni di monopolio varietale il mondo dell’ovest si muove in direzione ostinata e contraria: contraria alla standardizzazione (e ben venga), e ostinatamente nella ricerca di nuova qualità a prezzo molto più contenuto.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)