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venerdì 14 giugno 2013 11:30:00

Mentre in Italia stiamo cercando di scorgere i primi fiori nei vigneti, la terra dei Kiwi ha già messo in cantina le proprie mercanzie.

La Nuova Zelanda ha avuto un andamento climatico regolare, la stagione di maturazione è stata ottimale e i frutti sono maturati lentamente e a lungo; un po’ di gelo primaverile ha però ridotto la produzione. L’estate è stata secca e calda, dicono da record.

Lo Chardonnay avrà qualche problemuccio, mentre i vini rossi fileranno via lisci.

Nel Nord, a Gisborne, Martinborough e Hawkes Bay, il Pinot Nero, il Merlot e il Cabernet Sauvignon saranno al top. I colori saranno molto intensi, con un’espressione fruttata ben matura, però non sciropposa, l’acidità non è andata perduta e il tannino sarà levigato pur nella rugosità.

Il Pinot Nero sarà un po’ più concentrato del solito, però – dicono – non perderà il suo riferimento varietale, quindi ottimamente floreale, con spunto di frutti rossi di bosco e acidità meno piccante, ma comunque rinfrescante.

L’isola del Sud, Marlborough, Central Otago e Nelson ha goduto di un’estate lunga; la partenza è stata freddina, però s’è poi trasformata in molto calda. La produzione è inferiore del 30% rispetto alla norma.

Il Sauvignon, vero dittatore di questi terroir, s’è comportato in modo insolito; anziché essere stato vendemmiato nei normali 20-22 giorni, quest’anno (2013) il tutto si è risolto il meno di 14 giorni.

L’uva ben matura produrrà un sauvignon molto fruttato, con poche cessioni al vegetale, semmai darà il meglio di sé nel rinfrescante effetto lemongrass. Acidità e sapidità si contenderanno il predominio del gusto, sarà però la mineralità a prevalere: cosa che accade ormai da molti anni. Comunque sarà un Sauvignon molto seducente.

Buone speranze sono nutrire per il Pinot grigio, in alcuni terroir se lo attendono al top. Infine il Pinot Nero. Non gli mancherà il floreale, nemmeno il fruttato, e la mineralità siglerà come al solito il terroir con quel tipico fumé; avrà un’acidità poco spigolosa e un tannino “fine”, il colore luccicherà nel rubino e la sapidità costruirà un finale di gusto molto equilibrato.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)