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martedì 24 settembre 2013 15:30:00

Il sorriso di questa simpatica, elegante e attraente wine-woman è gioioso e contaminante come il vini che produce.

Judy Leissner, trentacinquenne, è a capo dell’azienda vitivinicola dal 2002, quindi dall’età di 24 anni.

I Grace Vineyard sono 200 ha di vigne, alcune poste a 1.100 metri slm, vicino a Mount Helan nel Ningxia e nella regione Qing Tong Xia, altri appezzamenti sono nella regione di Shanxi, dove ha anche sede la vineria, altri ancora in zone limitrofe.

Judy ha una visione alquanto innovativa del fare vino, e come potrebbe non esserlo, vista l’assenza di una vera e propria tradizione di wine making nella nazione del grande fiume giallo, e non disdegna neppure un’attenta occhiata al marketing.

Judy s’è posta all’attenzione enologica con la linea Deep Blu e soprattutto con il top wine “Chairman Reserve”, quest’ultimo venduto solo nei bar e negli hotel più lussuosi della Cina.

Come personaggio del vino è già all’apice in Cina, ben al di sopra del cestita, ed ora vigneron, Yao Ming.

Le uve coltivate nei suoi vigneti sono Chenin Blanc, Chardonnay e Riesling per il bianco; le rosse sono Marselan, Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc, Pinot noir e Shiraz; tutte innestate su vecchie piante preesistenti l’anno 1997. La filosofia produttiva è di stampo francese, per cui le barrique, anche se non di primo passaggio, concorrono all’allevamento anche degli entry-level wines come il Deep Blu. Tutte le attrezzature d’imbottigliamento e di labeling sono italiane, mentre le esperienze tecnico produttive provengono da studi e viaggi in Francia e in Australia.

Il vino in Cina ha una segmentazione indefinibile. Dieci anni fa la bevanda occidentale più in voga era la coca cola, adesso c’è una crescita di attenzione verso il vino, ma non ci si può avvicinare al mercato pensando di bere Château Lafite, un brand ricercatissimo a livelli monetari inaccessibili.

Ci vuole una politica enologica per avvicinarsi ai giovani, perché la classe più anziana ha ormai tradizioni di beva e di alimentazione da cui non si allontaneranno.

Ecco quindi la lampadina che si accende, un mix di marketing e di rinnovamento d’immagine per il vino.

Judy Leissner e la Torres distribuzione s’inventano il “vino del popolo”, un connubio a cui forse i cinesi potrebbero essere veramente sensibili.

Nascono quindi i vini “People’s Cabernet” e i “People’s Chardonnay”, impreziositi da un’immagine che rimanda a passaggi storici molto significativi della storia del popolo cinese e di cui gli stessi cinesi sono rimasti sorpresi, in quanto l’appeal dell’immagine riporta la mente ai tempi delle grandi e contrastate conquiste sociali, dei mastodontici movimenti di massa, di una epopea scandita dal libretto rosso.

A detta di alcuni sommelier cinesi queste etichette sono davvero “rivoluzionarie”, forse cinque anni fa era addirittura impossibile uscire con queste immagini. Judy Leissner s’è dimostrata quindi anche capace di anticipare il cambiamento della società e il prossimo passo potrebbe essere quello di trovare queste bottiglie in Europa; d'altronde la Cina nel 2016 prevede di posizionarsi al sesto posto per produzione di vino, mentre già nel 2012 è dietro all’Italia per produzione di uva (quindi al secondo posto nel mondo).

Che dire? Stanno arrivando con sotto braccio “Il Milione”.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)