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lunedì 6 maggio 2019 09:01:00

Siamo nella Rioja, quella Alta, terra di austeri rossi dominati dalla personalità di un tempranillo che lungo l’Ebro (in specie a sud) ha trovato un ambiente ideale per dare il massimo. Anche il clima lo aiuta, perché le alte altitudini dei vigneti consentono un accumulo di acidità, di colore e di moderato tono di alcol; poi c’è il suolo: qui non è del tutto dominato dal calcare, ma c’è argilla, ferro e depositi alluvionali che aiutano il colore a brillare di un rosso riojano.

Qui ad Haro ha cantina e vigna López de Heredia, una vera e propria istituzione viticola, quasi un punto di riferimento per quei temerari che vedono nel legno lo spauracchio dietro la pressa.  Qui l’uso delle botti di legno è una costante e una certificazione di rigorosa conduzione enologica della maturazione, frutto di un sapiente savoir faire che è nato e si è sviluppato in quest’azienda diventando un distintivo marchio d’impresa.

II vigneto Viña Tondonia fu costruito tra il 1913 e il 1914, su un suolo di calcare e depositi alluvionali. Ha forma di conchiglia rovesciata e abbraccia l’acquaticità dell’Ebro. La loro filosofia produttiva segue l’antica tradizione della Rioja, per cui il percorso del vino inizia in vecchie botti di legno, d’origine spagnola, francese e dell’ex Jugoslavia, e la successiva maturazione avviene ancora in legno.

Il Viña Tondonia Rosado Gran Reserva 2009 vi ha trascorso 4 anni, con travasi due volte all’anno. Infine c’è l’imbottigliamento. Senza filtrazione. Usano la chiara dell’uovo, e il riposo in vetro per 3 - 4 anni, e oltre.

La degustazione del Viña Tondonia Rosado López de Heredia Gran Reserva 2009, 13% vol per 13.000 bottiglie, è da considerare un vero evento. Frutto di un mix d’acini di garnacha tinta (60%), tempranillo (30%) e viura (10%), ha colore rosa corallo con brillanti ondeggiature di velo di cipolla ramato e di luccicante rosa tegola. Al naso il tono fruttato è delicatamente maturo, scivola nelle note di melone, mandarino e pomelo; l’espressione floreale è addolcente, lievissimo gelsomino e mughetto. Completa il tutto l’anice stellato, la liquirizia e un po’ di rabarbaro, componendo un bouquet di straordinaria eleganza. Fresco quanto basta per imprimere un sapore di guava, di spremuta di pomelo, di dolce lampone e di chicco di melograno, è sapidissimo, con vellutatezza tattile sottilissima e calore alcolico al servizio delle durezze. Finale di bocca molto lungo, con ritorni d’aroma sfumati di legno dolce, pepe bianco, mandarino e acqua di rose, e un amaricante chiusura al cranberry. Un rosato che diverge dall’essere rosato, si stacca dalla filosofia della pronta e media beva e si staglia in un universo enologico che sorso dopo sorso fa affermare, con pieno entusiastico stupore: non ci si può credere. Un top wine.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)