Statistiche

  • Interventi (1561)
  • Commenti (0)

Archivi

martedì 12 marzo 2019 08:30:00

Il profondo Champagne di Portofino: Jamin 

Michel Drappier, già ispirato dagli esperimenti di Yannick Heude, era assai soddisfatto dall'azzardo che nell'agosto del 2013 lo avevano portato a immergere nella baia di Saint-Malo, in Bretagna, 600 bottiglie di Drappier Brut Nature e 60 di Grande Sendrée 2005. 

Naturale, allora, portale l'asticella della sfida ancora più su. Entra così in gioco Emanuele Kottakhs, e la Jamin, una società italiana di distribuzione vini che annovera tra i suoi membri l’ex nuotatrice di sincronizzato Chiara Reviglio e l’ex pallanuotista del Chiavari Nuoto Massimiliano Gorrino. Il primo obiettivo della Jamin è ambizioso: realizzare la cantina in mare più profonda del mondo.

L'area prescelta, dopo cinque anni studio, è quella dell'Area Marina protetta di Portofino, vietata al transito di qualunque nave, barche comprese. Così, nel 2017, 3000 bottiglie numerate di Champagne prodotte dalla Drappier, affondano nel silenzio dei 52 metri del mare di Portofino. Un pinot nero in purezza, a dosaggio zero, battezzato Champagne Underwater Cloe Marie Kottakis cuvée -52. 

Il metodo Charmat di Santa Maria La Palma

Se il mare di Portofino è rinomato per le acque cristalline, di certo quello dell'Area Marina Protetta di Alghero, in Sardegna, non ha nulla da invidiare in questo senso. Non per niente la cantina Santa Maria La Palma immerge il suo Akènta, primo vino Vermentino DOC italiano affinato sott’acqua, a quaranta metri di profondità. Nome completo Akènta Sub, questo vermentino, vinificato con metodo Charmat, è un extra dry prodotto da uve selezionate, coltivate nei vigneti nell’area del Parco Naturale di Porto Conte. Un esperimento che ha fruttato alla cantina un eccellente punteggio di 88/100 su Wine Spectator. 

I rossi dall'Adriatico: Tenuta del Paguro

Il 29 settembre del 1965, a 35 metri di profondità, la piattaforma metanifera Paguro, durante una trivellazione nel mar Adriatico, apre la via a un giacimento di gas così ricco da incendiare la struttura e farla precipitare in mare. Perderanno la vita tre tecnici dell'allora AGIP: Pietro Peri, Arturo Biagini e Bernardo Gervasoni. Passeranno trent'anni, durante i quali flora e fauna marina si approprieranno della piattaforma come fosse un normale relitto, trasformandola in una vera e propria oasi sottomarina. Dichiarata nel 1995 Sito di Importanza Comunitaria, nel 2010 due ravennati, Gianluca Grilli e Raffaele Ravaglia, proprietari di Tenuta del Paguro decidono di chiedere ospitalità ai nuovi abitatori della piattaforma. Aiutati da una squadra di subacquei dell’Associazione Paguro, depongono a trenta metri di profondità le casse di vino prodotte dalla loro cantina. I vini, frutto delle uve vendemmiate sulle colline di Riolo Terme, sono a base di albana, sangiovese, merlot e cabernet sauvignon. Si chiamano Pagurus, Homarus, Nephrops e Squilla Mantis, e rimangono in mare un periodo minimo di sei mesi. 

Non solo mare: Lagorai e Marà del Lago 

Se il mare è stato il primo luogo di elezione per gli affinamenti subacquei, non è però l'unico ambiente prescelto dai produttori. A Levico Terme, in Valsugana, i fratelli Romanese, Andrea e Giorgio, producono dal 2013 un Trento DOC affinato in fondo al lago di Levico. Da quell'anno, a circa 20 metri di profondità, preservati da una temperatura costante, le bottiglie di dosaggio zero riposano fino a maturazione. 

Così nella svizzera del Canton Ticino (non proprio Italia ma quasi) l'azienda agricola Bianchi da due anni adagia le proprie bottiglie per un anno nel lago Ceresio, a venti metri di profondità. Un contesto particolare per un vino originale: un Rosé Metodo Classico ottenuto da varietà interspecifiche di cabernet sauvignon. 

Gherardo Fabretti

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)