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martedì 27 marzo 2018 08:30:00

A Vinitaly 2018 l’Associazione Italiana Sommelier dedicherà un banco d’assaggio alle ventidue aziende italiane premiate nella guida Vitae con il sigillo del tastevin, riservato ad un vino già premiato, per l’anno, dalle quattro viti AIS, il massimo riconoscimento qualitativo della guida.

Imprimere una svolta produttiva al luogo di origine; essere riconosciuti come modelli indiscussi in un territorio; strappare all’oblio vitigni dimenticati, a prescindere dal lucro e dall’immagine: queste le ragioni alla base del sigillo. Dedicato ad un solo produttore per regione, il tastevin premia il vino come missione, il produttore come apostolo laico, la terra come modello di prosperità. 

L’appuntamento con la degustazione, completamente gratuita per i soci AIS in regola con la quota associativa, è per mercoledì 18 aprile 2018, dalle 10:00 alle 16:00.  Sala Argento - Palaexpo, ingresso A2 (piano -1)

In Valle d’Aosta è Maison Anselmet la cantina selezionata; Le Prisonnier il vino premiato, frutto dell’assemblaggio di vitigni locali come il petit rouge, il cornalin, il fumin e il mayolet. In Piemonte la protagonista è la zona di Carema, antica porta d’ingresso alla Gallia Romana. La cantina Ferrando, col suo Carema Etichetta Nera 2013, lascia che il nebbiolo del nord acquisti la sua identità lontano dai più noti Barolo e Barbaresco della meridionale Langa. Ancora più a sud, nella Lunigiana, il Vermentino Pianacce 2016 di Giacomelli si sporge dal monte Bastione per inalare tutta l’aria del Mar Ligure e regalare a chi lo beve una sapidità infinita.

Brilla, nella Franciacorta lombarda, il blasone della Ca’ del Bosco: l’Extra Brut Cuvée Annamaria Clementi Riserva 2007 unisce il meglio del territorio con la parte migliore della tecnologia. Tecnica che prende il volo tra le colline morbide degli Euganei, a Padova, dove il Cabernet Sauvignon, il Carmenère e il Merlot, vegliati dai droni, diventano una lunga carezza nelle mani della cantina Vignalta, come nel Rosso Gemola 2013.

Anche nel Trentino questo trio francese di vitigni ha trovato di che scaldarsi: a Tenuta San Leonardo, nella piccola Avio, c’è tutto il tepore necessario per produrre l’omonimo vino, il San Leonardo 2013, figlio di un’azienda in piedi dal 1724. Più su, nell’Alto Adige, è ancora il calore a fare da tema: la Manincor di Michael Goëss-Enzenberg infatti, produce il suo Sauvignon Tannenberg 2015 nella conca naturale di Caldaro.

Michele Moschioni ha dedicato la sua vita agli autoctoni del Friuli: il suo Pignolo Riserva 2011, allevato sui Colli Orientali di Cividale, stempera il suo carattere con cinque anni di botte e rivela al mondo la bontà di un vitigno poco noto. Anche la Croatina non gode di popolarità ma a Piacenza la cantina La Tosa l’ha unita alla Barbera per produrre il Gutturnio Superiore Vignamorello. All’annata 2015 un tastevin per premiare il costante impegno a tutela del territorio di Vigolzone, dove emergono le prime curve dei colli piacentini.

In Romagna la coppa del Gutturnio cede il passo all’anfora della cantina Tre Monti. L’Albana Secco Vitalba 2016, vinificato in terracotta, mostra, ancora una volta, quanto sia duttile il vitigno bianco più noto in regione.

Si tinge invece di rosso il centro d’Italia: L’Apparita 2014 del Castello di Ama, e la lunga storia che la lega al Merlot; il Montefalco Sagrantino 25 anni 2013 della Arnaldo Caprai, mecenate storica del Sagrantino umbro;  il Kupra 2014 di Oasi degli Angeli, redentrice dello sconosciuto bordò; il Cesanese del Piglio Superiore Torre del Piano Riserva 2015 di Casale della Ioria, straordinario interprete del bizzoso vitigno laziale. È il Pecorino Casadonna 2015, nell’Abruzzo di Feudo Antico, l’unica isola di bianco in un mare di rosso, animata dalla collaborazione con Attilio Scienza dell’Università di Milano.

Nel sempre troppo sconosciuto Molise, la Tintilia 66 2012 di Claudio Cipressi corona col tastevin una storia ventennale di sperimentazioni, mentre in Campania l’Asprinio di Aversa Santa Patena 2015, premia la dedizione della cantina I Borboni  nel restituire ad un vitigno difficile e quasi estinto i propri regali quarti.

Il Nero di Troia, sempre stretto tra i più noti Primitivo e Negramaro del Salento, siede quest’anno sul podio della Puglia, e lo fa all’ombra di Federico II, e di Castel del Monte: è la cantina Torrevento a conquistargli il trono, col Castel del Monte Nero di Troia Vigna Pedale Riserva 2014.

In Basilicata sono stati premiati i rischi della cantina Martino: la produzione di un Aglianico in versione Superiore Riserva – l’Aglianico del Vulture Superiore Martino Riserva 2011 – gli vale l’ambito riconoscimento, consolidato da settantacinque anni di attività. È dal 1600, invece, che la cantina Santa Venere sorge nel Cirotano. Il Gaglioppo del Cirò Rosso Classico Superiore Federico Scala Riserva 2014 è il cuneo che solleva la Calabria vitivinicola di un altro gradino.

Le isole maggiori ripartiscono il loro successo tra l’integralità del siciliano Nero d’Avola Lu Patri 2015 di Baglio del Cristo di Campobello e il Cannonau Anghelu Ruju Riserva 2006 di Sella & Mosca, azienda icona dei vini fortificati sardi.

Assieme alle ventidue cantine premiate, le otto cantine scelte da COOP, in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier, per la linea Fior Fiore, dedicata al meglio delle etichette nazionali offerte dai supermercati della catena.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)