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venerdì 2 agosto 2013 09:30:00

Questa notiziola ci era sfuggita.

Vi ricordate? Prima c’era l’AOC, appellazione di origine controllata, ora oltre alla DOP si sta facendo strada la “VSC”, vino a scadenza controllata. Vediamo i fatti.

Nel Sud della Francia, a Narbonne, ha sede Gérard Bertrand, la cui impresa vinicola consta di sette unità produttive tra Château e Domaine, dislocati nelle AOP Corbières-Boutenac, Limoux, Coteaux du Languedoc La Clape, Minervoise oltre alle IGP Pays Cathare e Terrasses du Larzac. Così raccontato sembra sia un produttore da numeri, e così è: 1.400.000 bottiglie.

Gérard Bertrand è un attivo e sensibile sostenitore nella naturalità, della preservazione dell’ambiente; si è molto dedicato alla salvaguardia di ciò che lo circonda nelle sue proprietà e alla fine se ne è uscito con una linea di vini in sintonia con quella sempre più diffusa convinzione, forse trend (?), di fare vino senza aggiunta di solforosa.

Fin qui non c’è niente di particolare da raccontare. In Italia abbiamo numerosi vignaioli che si sono incuneati coraggiosamente in questa mulattiera enologica, addirittura ci sono già degli Champagne “sans soufre”, vedi Drappier. Tanto va l’idea del “bio”, che mi ci butto anch’io, anche se produco 1.400.000 bottiglie. Su questa dimensione produttiva e sull’accostamento alla naturalità del vino s’è creato in po’ di sconcerto tra i wine writer di Francia (chi a favore, chi scettici), invece il mercato anglosassone se ne è fregato, quello italiano manco l’ha considerato vista l’assenza dei suoi vini.

Ma cosa si è inventato Bertrand per essere un altro, per distinguersi, o forse anche per eccellere? L’ambiguità non si sfuma più di tanto al cospetto di questo interrogativo.

Andiamo avanti e diamo fiducia al nobile spirito “cataro”, simboleggiato sulle bottiglie dalla presenza di un’austera e dorata croce.

La linea senza solforosa si chiama “Naturae”, le uve sono coltivate con agricoltura sostenibile, certificata da Terra Vitis, e la vinificazione avviene in modo naturale. Vini in versione rosata, rosso e bianco, anche con uso di nobili uve come Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Merlot, che sono però un po’ lontane dalla naturalità della tradizione della Linguadoca, mentre Grenache e Syrah calzano all’uopo.

Non stiamo a dibattere sulla qualità dei vini, hanno avuto elogi e riconoscimenti in ogni dove, anche in Korea, dove si sussurra, maliziosamente, che la sostenibilità sia nel patrimonio culturale di ogni agricoltore.

La cosa particolare sta alla fine tutta nella contro etichetta dei vini della linea “Naturae”, perché qui ci sono riportate alcune indicazioni e informazioni interessanti per i non amanti e i non conoscitori di questi vini: in pratica per coloro che con molta probabilità non vi si accosteranno. Così recita l’etichetta: «per apprezzare pienamente questo vino noi vi consigliamo di berlo prima del…» segue la data, esempio: «30 aprile 2013».

«Perché dopo questa data (per voi che non sapete cosa significa vino senza SO2- ndr) potrebbe apparire una leggera velatura o un deposito naturale dovuto all’assenza di solforosa aggiunta».

Qualcuno in Francia ha scritto che questo è il primo caso di auto distruzione controllata a orologeria di un vino.

No comment! Ognuno tragga le proprie conclusioni. 

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)