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mercoledì 29 giugno 2016 09:30:00

“Nel blu dipinto di blu, felice di stare lassù.” Era la vendemmia del 1958 al Festival di Sanremo, quando Domenico Modugno cantò questa canzone, tutto ciò ci è venuto in mente leggendo le news sul “Blue Wine” (Vino Blu). Ne hanno parlato in molti sui web mondiali, e sinceramente non avevamo pensato di commentare il prodotto, perché non sarà presente sul nostro mercato e non lo abbiamo degustato. Il vino blu è una creazione di alcuni audaci giovani spagnoli (è una startup) della Rioja, è un mix di uve bianche e rosse, non ha zuccheri aggiunti e la colorazione blue è naturale. Fino qui tutto ok, infatti loro si dichiarano creatori e non vignaioli, e già qui qualche frecciatina potrebbe scoccare, però soprassediamo, e poi c’è già chi si è dato da fare in merito, con un bel humour inglese. Forbes.com esordisce affermando (e sintetizziamo)… che quelli che hanno antipatia per l’alcol, potrebbero avere lo stesso problema con un liquido il cui colore assomiglia a un prodotto per pulire la toilette. E qui qualche risatina ci scappa. L’azienda produttrice Gik vuole scardinare il reticolato dell’industria del vino, dimenticandosi che c’è già chi l’ha fatto,  come i Fratelli Saraceni con il loro Blumond, presentato come Italian Blu Sparkling Wine fatto da uva prosecco (così riporta il loro sito) e addizione di aromatizzanti alla pesca fresca dolce.

Ciò che ci dà pensiero è che il prodotto è stato studiato per i Millennials, allargato però a una forbice generazionale tra i 22 e 34 anni, con focus sul mercato inglese, perché secondo gli esperti di marketing sono un segmento influenzabile e che ancora non è influente, come a dire… non capiscono di vino. Mah! E anche la scelta inglese, perché hanno mentalità innovativa in bevande, forse dopo la Brexit produce dei rischi, dopotutto il Blue Wine è un prodotto europeo. Sorprende anche che per spingere questo concetto creativo si siano scomodati ad accostarlo agli orange wine, che ricordiamo essere filosofia naturalmente enologica e non uno zip di Photoshop. O ancora certi accostamenti a etichette e bottiglie coloratissime, dimenticandosi che dentro c’è vino tradizionale.

Nel sito della Gik, alla cui audacia e autostima applaudiamo, non importava scomodassero Kandinskij, perché il di lui feeling pittorico tra il blu intensissimo e quell’infinito che indirizza al desiderio del puro, forse per il Blue Wine è un pochino eccessivo. Infine, alla luce dei risultati dell’europeo di football, quel colore blu del vino, che brillerà nel calice del suddito di Elisabetta II la prossima estate, ricorda troppo il colore della maglia dell’Islanda e c’è il rischio che vada di traverso, e non faccia “Volare… oh oh! Cantare… oh, oh, oh, oh!”.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)