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mercoledì 3 agosto 2016 16:30:00

Abbiamo letto con molta curiosità le dichiarazioni degli addetti al commercio del vino che operano a Londra e che allargano la loro distribuzione in tutto il “Regno Unito”. Abbiamo anche letto le osservazioni degli esperti, MW e Master Sommelier, dei giornalisti e dei wine writers, tutti sembrano confluire nell’idea che il mercato del vino in Inghilterra cambierà, e questo è pacifico, ma quel cambiamento non lo vedono così felice nella prospettiva del mantenimento di uno standard qualitativo in entrata pari a quello che s’è verificato negli anni passati. I timori incombono, tanto da ventilare l’ipotesi che il mercato anglosassone possa perdere nel lungo periodo quella posizione di centralità che si era guadagnato dal 1980.

Il tema è trattato spesso, però non ci sono lampade di Aladino in grado di sistemare il tutto, quindi partiremo da una situazione ormai acclarata, quella dei componenti del nuovo governo inglese. Le informazioni e gli spunti sono offerti da Harpers.co.uk, che analizza, in puro stile inglese, il comportamento, le posizioni e le votazioni  dei politici di governo relative a tutto, per cui anche alla questione alcol.

C’è un sito in Inghilterra, si chiama The Public Whip, che traccia e pubblica il voto dei politici in riferimento anche a specifiche questioni.

Il tema dello stop all’alcol, e il vino purtroppo ce lo incastrano sempre, è molto sentito da qualche anno a questa parte anche nell’Isola, basti pensare che la Sturgeon (leader della Scozia), notoriamente “remain”, però è per l’exit da tutto ciò che è alcol.

Il report di Harpers è davvero interessante, e parlando di pensiero politico va preso con le pinze, però se il buongiorno di vede dal mattino la signora Theresa May (Primo Ministro) ha votato 80,3 volte su cento per aumentare le imposte sull’alcol, però con un po’ di occhio di riguardo per birra e vino che preferiva stabili. Philip Hammond, il Cancelliere, è più rigido rispetto alla May, tanto che votò per tagliare le imposte sulla birra e non sul vino. Ancor più no-alcol si mostra Andrea Leadsom, che si interessa di agricoltura, la quale è per una forte tassazione dell’alcol, infatti fu per il sì all’incremento del 2% nel 2012 e nel 2013, nonché all’adeguamento all’inflazione nel 2014, mentre non fu per l’ok all’incremento 2015, ma favorì il taglio delle imposte alla birra, che tradizionalmente è più English del nettare di bacco. Harpers evidenzia questa posizione, giusto per fare informazione. Ciò che succederà non siamo in grado di indovinarlo (perché è davvero un indovinello), però se il trend d’oggi è questo morso all’alcol, da qualche parte qualcuno dovrà cominciare a fare delle analisi di mercato con variabili extraeuropee.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)