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lunedì 27 maggio 2019 09:00:00

Vino e musica

I vocalizzi delle Supremes distendono i nervi dell'ingrugnato sagrantino? Il ringhiare di Till Lindemann restituisce la spina dorsale perduta a un marzemino giù di tono? Forse. O forse no. Non sono pochi i viticoltori convinti dell'effetto benefico della musica in vigneto. Tra loro, ad esempio, c'è un italiano, Giancarlo Cignozzi, che ha convinto persino la statunitense Bose a mettergli a disposizione un set completo di amplificatori. 

 

Al paradiso di Frassina

Cignozzi produce vino in Toscana, nella Val d'Orcia, anche se al pop soul e all'industrial metal le sue vigne sembrano preferire il classicismo di Mozart e, in seconda battuta, le impalcature barocche di Bach. Cignozzi ci crede, ma non per semplice convinzione personale: c'è la scienza dalla sua. Stefano Mancuso, professore responsabile del laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale dell’Università di Firenze lo certifica, e con lui Andrea Lucchi, ordinario di entomologia agraria e viticola a Pisa, che usa le note per allontanare o confondere gli insetti nocivi per le piante. 

Champagne Apollonis

In Francia sembra ci siano più di duecento aziende dotate di impianti di diffusione sonora, tra queste la cantina di Michel Loriot, récoltant manipulant in Champagne dal 1977. 7 ettari di vigneto, coltivato quasi interamente a pinot meunier, con una piccola quantità di chardonnay e una, infinitesima, di pinot noir, immerso tra le note dei grandi compositori del passato. Così anche nella sua cantina di Festigny, dove mosti e vini "ascoltano" Brahms, Mozart, Mahler, Vivaldi ed Edgar. 

Degustazioni musicali

Ophelia Deroy, oggi in forza all'Università Ludwig Maximilian di Monaco e membro della Scuola di Neuroscienze Sistemiche, indaga persino gli effetti dell'ascolto della musica nel corso della degustazione. Durante un esperimento condotto al Centre for the Study of Senses di Londra alcuni assaggiatori, divisi in due gruppi, venivano invitati a giudicare lo stesso vino ascoltando brani differenti: chi aveva nelle orecchie brani selezionati dai Carmina Burana attribuiva al campione caratteristiche di forza e potenza non descrite dall'altro gruppo. Un rapporto, quello tra musica e vino, in fondo non così peregrino: basti pensare ai canti da vendemmia, diffusi ovunque almeno fino a un secolo fa. Come dice il filosofo ed enologo Jacques Puisais: lo spartito è scritto per terra. 

Gherardo Fabretti

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)