Statistiche

  • Interventi (1477)
  • Commenti (0)

Archivi

giovedì 3 maggio 2018 08:00:00

Vi ricordate la prima volta che degustaste un vino? Dove e con chi eravate? Soprattutto quali erano i vini che gradivate di più? Nel corso degli ultimi anni si sono succedute diverse ricerche, che oltre a confermare le diverse preferenze di beva dovute alle nostre peculiarità genetiche, segnalano che anche il tempo che passa agisce in modo determinante su quei cambiamenti.

L’ultima ricerca della Sonoma University, quindi basata sul consumatore di vino americano, ha cercato di mettere un po’ di ordine in questa evoluzione temporale. L’indagine è iniziata con una domanda secca: le vostre preferenze in fatto di vino sono cambiate da quando iniziaste a bere? Risposta: il 69% ha detto sì, il 31% no!

Quelli che hanno risposto negativamente hanno una netta preferenza per la tipologia del vino morbido con tono abboccato fino al dolce, semmai hanno cambiato dopo un po’ di anni, alternando il bianco al rosso e inserendo anche le versioni frizzate e spumante.

Lo studio vuole essere un momento di riflessione sulle tendenze dei consumatori americani, talvolta molto distratti nel bere, e qualche volta anche troppo rigorosi e pignoli.

Di un certo interesse, anche in veste europea, è il risultato di chi ha risposto di aver cambiato gusto nel tempo. La partenza è una fusione di beva che vede partecipi vini dai gusti non spostati sulle durezze, come il Moscato, il Pinot grigio, il Gewürztraminer e l’American Chardonnay, nonché i rosati con residuo zuccherino e negli sparkling il Prosecco.

La fase 2 vede avvicendarsi nel tempo il Pinot noir e il Merlot, Sauvignon e Sangiovese e negli sparkling lo Champagne. Nella fase di beva 3 si inseriscono i vini rossi ottenuto da blend, lo Zinfandel, il Malbec e il Tempranillo, il Syrah e il Cabernet sauvignon e gli alternativi Gruner e Torrontes. La fase 4 inizia con il Porto, che è un po’ border line con la fase 3, poi s’affermano i Riesling minerali  e secchi, i Borgognoni, lo Sherry e il Madeira e infine il Barolo.

Insomma ce n’è per tutti i gusti, infatti il mix dei consumatori è molto variegati e abbraccia del neofita, dall’occasionale in una percentualizzazione studiata per avere una foto del mercato il più asettica possibile.Le vere certezze, secondo lo studio, sembrano essere un saldante rapporto di beva verso i vini rossi e bianchi decisamente secchi, soprattutto con l’avanzamento dell’età di beva, mentre i consumatori in fase 1 e 2, che sono identificati come i post Millennials, cioè iGeneration, sembrerebbero reattivi anche a nuovi  trend, specialmente vini rossi semi dolci, anche in versione blend, non escluso il frizzante. Che sia giunto l’american carpe diem per il Lambrusco?

Ais Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)