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lunedì 12 settembre 2016 09:30:00

Venghino signori venghino, entrino signori entrino, bevino signori bevino! È il miracolo del momento, la bevanda che davvero è estratta dalla terra, di cui ne ha anima e cuore… e non ha alcol. Un imbonitore ottocentesco forse avrebbe usato queste parole per attirare l’attenzione dei consumatori a Midtown Manhattan per incassare qualche dollaro al mercato mattutino; invece, oggi al Betony, un Bar Ristorante tra la 41esima e la 57esima, a New York, ha dato fuoco alle micce della rete internet per annunciare che ha creato il vino dalle rape rosse. In realtà non si può chiamare vino perché dell’uva non c’è traccia, così come di alcol. È tutto un succo di rapa rossa perché ha colore scuro che ricorda davvero il vino e un gusto mineralmente terroso pseudo dolce. La rapa rossa, “beet” per gli americani, lo si sa manca di acidità, così al suo succo  viene aggiunto quello della mela verde (acido malico) e poiché il colore rosso richiama al tannino, questo è apportato dal tè oolong, che ha anche gusto leggermente fruttato, oltre ad avere proprietà antiossidanti, combattere il colesterolo e aggredire l’obesità. La miscela è più volte ghiacciata e chiarificata, in modo che possa essere imbottigliata perfettamente limpida, a parte il gusto, ben distante da quello del vino, c’è chi giura che ha un non so che, e forse un non so cosa, di pinot nero all’olfatto. E questa è una. Ma c’è dell’altro spremuto dalla rapa rossa, e l’ha fatto il ristorante Atera (già nel 2015), sempre di New York, soltanto che al posto della mela verde è stato aggiunto del succo di ribes nero e uno sciroppino dolcificante, poi è chiarificato ed è lasciato equilibrarsi in bottiglia prima di essere servito.

Questo tipo di bevande, peraltro molto salutiste, si pensi al ferro, alla vitamina B, al rame e al potassio contenuto nella rapa rossa, è il primo sibilo di quello che potrebbe diventare il bere smart alternativo e non chimico. Però non dimentichiamo una cosa: deve piacere. Chi l’ha prodotto dice che sta bene con il cibo, non crea contrasti e/o dissonanze organolettiche, però qualcuno di noi non è per niente riuscito a immaginarselo con uno spaghetto alla carbonara.

Vabbè, andiamo avanti così, tanto che oltre nella Côte d’Or, nella Côte des Blancs e nella Côtes du Jura, incapperemo anche nella Côte de Beet, anche a bicchiere. Enjoy!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)