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mercoledì 27 agosto 2014 15:00:00

Tante e tante le descrizioni organolettiche che sono state scritte dai degustatori nel 2012. L’annata è stata recensita con alti punteggi su moltissime guide e riviste, tanto che il suo score medio mondiale è, nel 2014, 90/100.

Abbiamo visto rarissime conferme degustative nel 2013 e quasi zero nel 2014. A questo punto ci siamo chiesti: a distanza di due anni, cioè dall’uscita o giù di li, è riuscito a mantenere il punteggio?

Ecco lo staff AIS davanti a una bottiglia di Vintage Tunina 2010, temperatura di servizio 12 °C.

Il sughero è estratto con facilità, è ancora in splendida forma; annusandolo per la verifica notiamo che vi si sono attaccati dei sedimenti cristallini: siamo certi non pregiudicheranno la proiezione qualitativa del vino.

Siamo incuriositi da questa degustazione perché l’azienda indica come durata del vino mediamente 7-8 anni; è quindi nel mezzo del cammin di sua vita: che sia al meglio? Dal colore sembra in ottima forma, tutto preso dalla sua tinta dorata luccicantissima, tanto da sembrar refrattaria all’ossidazione.

Le uve che formano la cuvée sono chardonnay, sauvignon, malvasia istriana, picolit e ribolla gialla: notizie su percentuali uguale a zero.

Qualche tempo fa dibattemmo se fosse più facile far vino con una sola uva, oppure giocarsi il senso dell’apprezzamento qualitativo avvalendosi comunque su elementi poco certi: ci sembra di ricordare che lasciammo ai posteri l’ardua sentenza.

Invece qui sentenziamo un’ampiezza olfattiva ad estensione tropicale. Tunina ha perso le esuberanze primaverili, quelle dei fiori di campo e dell’immaturità fruttata, s’è lasciata alle spalle le verdeggianti effusioni erbacee e le finissime esiguità minerali. Che ha fatto? In questi quattro anni la Tunina s’è ingrassata. Ha messo su degli etti di frutta grigliata in forno, s’è coperta di sciroppo di mango e papaia, dai suoi fiori è stato tratto il miele più pregiato e con il suo tè al gelsomino ci abbiniamo dei biscottini al burro e delle crostatine di frutta mignon.

C’è in questo profumo tutta l’ampiezza di una forma olfattiva che ha cambiato una sola taglia.

Il gusto s’è fatto carezzevole, versione sapore di sale, sapore di  mare, sapore di Tu-nina. C’è della ciccia fruttata all’interno della voluminosità liquida, c’è un fremito di sapidità, c’è il calore di un corpo che si avvicina, c’è il ricordo immortale del profumo di ci ha lasciato: c’è tutto il sé che un vino può offrire.

Tornando a dimensioni più numeriche, quel 90/100 che nell’anno 2012 assegnarono a questa vendemmia di Vintage Tunina, nel 2014 non solo lo riconfermiamo, ma gli diamo di più, perché adesso il vino ha tutto il meglio di sé. Lo diceva anche Tina Turner: simply the best.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)